La Storia della Sicilia - Parte II

La Storia della Sicilia - Parte II
L'Età del Bronzo e del Ferro

Nell'età del bronzo, l'abbondanza dei prodotti importanti permette di stabilire una cronologia relativamente precisa.

Negli strati di Capo Graziano (Filicudi) si trovano prodotti egei, specialmente una ceramica ad impasto piuttosto grossolano. Armi ed attrezzi di pietra sono affiancati da stampi per oggetti di bronzo e da fusi che attestano l'uso della filatura e della tessitura.

In Sicilia, la civiltà detta di "Castelluccio" (vicino a Noto) sembra contemporanea dell'Elladico medio e recente. Le tombe, il cui tipo rimarrà con poche modifiche di dettaglio fino all'arrivo dei Greci ed oltre, sono piccole celle arrotondate che si aprono verso l'esterno per mezzo di una finestrella che dà su un pozzetto o su una specie di edicola, e chiusa da una lastra, talvolta scolpita con decorazioni a spirale. Accanto agli scheletri si trovano belle lame di ossidiana; i villaggi hanno asce di basalto, armi di pietra verde ed ossa strane simili ad alcuni idoli presenti anche a Malta e a Troia. A Nord-Ovest dell'Isola appaiono alcuni modelli e tipi decorativi incisi che somigliano al famoso "bicchiere campaniforme" iberico: si tratta in questo caso di un'influenza occidentale opposta al tradizionale movimento Est-Ovest.

Durante la media età del bronzo, gli oggetti di selce e di ossidiana scompaiono. La ceramica subisce una maturazione completa. Alcuni tipi si ritrovano sia nel territorio delle Eolie sia nella regione di Siracusa, ad esempio le coppe o le vasche con alti piedi tubolari. A Thapsos (a Nord di Siracusa), si è individuata di recente su diverse centinaia di metri di fortificazione di enorme impianto ciclopico e si sono scoperti numerosi cocci di ceramica micenea. Viene confermato pertanto che la città fu allora uno dei punti di contatto più importanti tra la Sicilia e il mondo miceneo. Nell'isola di Panarea, appaiono, su molti vasi indigeni segni della scrittura sillabica micenea, provando che tale scrittura sia stata introdotta nelle Isole Lipari.

Il periodo successivo corrisponde ad uno sconvolgimento economico e politico: sembra che alcune invasioni venute dalla penisola abbiano interrotto gli scambi tradizionali col mondo egeo. Il fatto è particolarmente netto a Lipari dove gli strati detti "ausonici" succedono improvvisamente a quelli contenenti prodotti micenei. I nuovi abitanti delle Eolie erano, infatti, portatori di una cultura sicuramente peninsulare: le strane appendici cilindriche o cornute che facevano da anse ai piatti del primo periodo ed i grandi vasi "cordati" sono di origine appenninica. I resti delle capanne rettangolari evocano quelle dell'Italia centrale e particolarmente quelle del Palatino di Roma. Ma nella Sicilia stessa, le influenze peninsulari sono molto meno caratterizzate, se non sono addirittura completamente assenti da alcune zone. Sono state trovate a Naxos ed a Paternò delle appendici di ceramiche di tipo "ausonico", a Lentini tracce di capanne analoghe a quelle di Lipari e del Palatino. Tuttavia, nel Sud-Est dell'Isola, che è a zona meglio esplorata, si trovano successivamente prodotti imitati dal miceneo, prodotti importati dai commercianti fenici e prodotti importati dai coloni greci.

Il contatto con la civiltà greca crea profonde e rapide trasformazioni. La ceramica imita i prototipi greci del geometrico tardo. Si trovano fibule tipicamente greche, di bronzo, con piccolo arco o losanga a lunga staffa, di avorio e di ferro. Proprio il ferro, portato dai greci, serve a fabbricare coltelli e punte di lancia.

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